Hearty Life: il cardiopatico in palestra

Hearty Life: il cardiopatico in palestra

Attualmente in Italia la cura del paziente cardiopatico si concentra molto sulla terapia dell’evento acuto, lasciando alla pratica dell’esercizio fisico un ruolo ancora marginale nel campo della riabilitazione. Questa questione, aldilà dei giochi di parole, ci sta molto a cuore, poiché esiste una chiara evidenza scientifica di un legame fra la regolare attività fisica e una significativa riduzione del rischio cardiovascolare.

I veri problemi di cuore: le malattie cardiovascolari

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito le malattie cardiovascolari come un gruppo di patologie del cuore e dei vasi sanguigni che si suddividono in:
– malattia coronarica (malattia dei vasi sanguigni che irrorano il muscolo cardiaco);
– malattia cerebrovascolare (malattia dei vasi sanguigni che irrorano il cervello);
– malattia arteriosa periferica (malattia dei vasi sanguigni che attraversano le braccia e le gambe);
– cardiopatia reumatica (danni al muscolo cardiaco e alle valvole cardiache causate da febbre reumatica);
– cardiopatia congenita (malformazione che interessa la struttura del cuore al momento della nascita);
– trombosi venosa profonda ed embolia polmonare (coaguli di sangue nelle vene delle gambe che possono spostarsi al cuore e ai polmoni).

Gli infarti miocardici e gli ictus sono gli eventi acuti e sono causati dalla riduzione o dall’assenza di flusso ematico ad un’area del cuore o del cervello.
I principali fattori di rischio all’origine delle malattie cardiovascolari sono:

– fumo di sigaretta;
– ipertensione;
– aterosclerosi;
– diabete o dislipidemie;
– abitudini
alimentari scorrette;
– condizioni di
sovrappeso o obesità;
– sedentarietà.

Il ruolo dell’attività fisica nella riabilitazione cardiologica

Oggi, alla luce delle nuove metodiche di intervento che permettono ai cardiologi di agire nelle prime ore dalla comparsa dell’infarto, il concetto di riabilitazione cardiologica è notevolmente cambiato: se una volta questa aveva, soprattutto, il compito di riattivare un paziente molto interdetto dall’evento cardiovascolare, oggi la riabilitazione è diventata un vero processo terapeutico e preventivo volto a contrastare la progressione della malattia coronarica.

Secondo le linee guida internazionali, la strategia ottimale di riabilitazione cardiologica prevede un approccio multicomprensivo che fa leva anche e soprattutto sull’esercizio fisico e su un corretto controllo dei fattori di rischio. Ormai da anni esistono evidenze scientifiche che mostrano come, all’interno di un programma di riabilitazione, l’attività fisica abbia la capacità di:

controllare i sintomi cardiaci;
garantire e favorire una stabilità clinica;
ridurre gli effetti fisiologici e psicologici conseguenti all’evento;
migliorare la qualità della vita attraverso lo sviluppo dello stato funzionale;
ridurre il rischio di futuri eventi coronarici;
ritardare l’avanzamento del processo arteriosclerotico e del deterioramento clinico;
ridurre la mortalità derivante da malattie di questo tipo.

Ossigeno, cuore e movimento

Il nostro cuore arriva anche a riposo a 60 battiti al minuto: questo significa che il consumo miocardico di ossigeno a riposo è ben 20 volte superiore a quello del muscolo scheletrico. Di conseguenza, il cuore si è adattato sviluppando una capacità di estrarre ossigeno dal sangue molto più efficace (circa 70-80%) rispetto a quella del muscolo periferico (30-40%).

Per evitare che ci sia una discrepanza tra consumo e apporto di ossigeno, abbiamo due possibilità: ridurre il consumo di ossigeno da parte del miocardio oppure aumentare il flusso di sangue diretto al cuore. Su entrambe queste vie si gioca il ruolo dell’attività fisica, in quanto essa induce sia una riduzione del consumo di ossigeno da parte del cuore, diminuendo la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, sia un aumento del suo apporto attraverso una maggiore vasodilatazione.

Sole, cuore e…sudore: l’allenamento del cardiopatico

Per migliorare la salute cardiovascolare globale in età adulta, l’American Heart Association suggerisce di svolgere almeno 150 minuti a settimana di esercizio fisico moderato oppure 75 minuti alla settimana di attività fisica intensa; l’ideale sarebbe combinare, alternandoli, questi due livelli di intensità. Guardando bene, si tratta di 30 minuti al giorno da dedicare all’attività fisica per 5 volte alla settimana: un obiettivo piuttosto facile da ricordare (e anche da fare, se riusciamo a farlo diventare un’abitudine piacevole).

Per comodità si possono ottenere gli stessi benefici anche suddividendo i 30 minuti giornalieri in 3 sessioni da 10 minuti oppure in due sessioni da 15 minuti. Per coloro che potrebbero trarre un ulteriore vantaggio in termini di abbassamento del colesterolo, della pressione sanguigna e riduzione del rischio di incorrere in un infarto, l’ideale è svolgere 40 minuti di attività aerobica (alternando un livello moderato ad uno più vigoroso) per 3 o 4 volte alla settimana.

Da qualche anno anche l’allenamento della forza è considerato parte integrante nei protocolli di training dei soggetti cardiopatici. Può essere eseguito con attrezzature, macchine isotoniche ma anche con piccoli attrezzi (manubri). In ogni caso, nel momento in cui si sottopone un paziente cardiopatico ad uno sforzo di questo tipo bisogna aver ben chiari alcuni elementi imprescindibili in modo tale che l’allenamento sia sicuro e al contempo efficace:
–  il gesto dev’essere insegnato e appreso seguendo la
tecnica corretta, attraverso un movimento dinamico ma controllato;
– l’esercizio deve
coinvolgere i principali gruppi muscolari;
– si devono
alternare esercizi per la parte alta del corpo con esercizi per la parte bassa;
– l’ideale è
aumentare prima il numero di ripetizioni e le serie poi il carico allenante;
–  ogni esercizio va abbinato ad una
corretta respirazione: espirare durante la fase di sforzo ed inspirare nella fase di rilassamento.

Ognuno di noi deve cominciare da qualche parte. Anche se si è stati sedentari per anni, oggi è sempre il giorno in cui si può cominciare a operare dei cambiamenti sani nella propria vita. L’importante è porsi degli obiettivi raggiungibili e migliorare giorno per giorno, seguendo i propri ritmi (cardiaci e non)
Non lasciarti scoraggiare dal binomio “tutto o niente”:
il vero successo sta nel mezzo, in quel qualcosa che è sempre meglio di niente e che pian piano ti porterà a raggiungere il tutto.

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